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Global Risk 2020

Attivismo e tensioni sociali, elezioni americane, e instabilità politica.

Il 2020 si apre con un evento unico che caratterizza l’intera rivalutazione del rischio globale. Nessuno prevedeva un effetto “cigno nero”, quale la pandemia di Covid-19 si è rivelata. Ancor meno prevedibile era la reazione che gli stati hanno adottato, provocando uno shock di sistema a livello economico mondiale.

Ciononostante, la rivalutazione dei principali rischi di carattere geopolitico ed economico presenti prima della pandemia, rimangono attuali, seppur variando nella loro scala di priorità.

Vediamo pertanto quali sono le principali vicende che caratterizzeranno il secondo semestre del 2020. 

8 – India, China, e Pakistan

Dopo i recenti scontri mortali che hanno visto le truppe indiane scontrarsi con un battaglione dell’esercito cinese sulle alture della Valle del Galwan, con la conseguente morte di 20 militari indiani, per via di dispute territoriali tra le due potenze asiatiche, la situazione ora è tornata sotto controllo. Ciononostante, la tensione tra i due attori rimarrà alta durante il resto dell’anno. L’India, nel dicembre 2019 ha introdotto un nuova legge sulla cittadinanza, che discrimina i cittadini di religione musulmana a favore di minoranze indù, jain, parsi, sikh, buddiste, e cristiane provenienti da Afghanistan, Pakistan e Bangladesh. Proprio con il Pakistan, l’India manterrà un rapporto di diffidenza legato alle divergenze concernenti l’area contesa del Kashmir, ed al legame che Pechino e Islamabad hanno instaurato nella relazione di sviluppo del piano economico delle Vie della Seta cinesi. Una relazione questa che rende particolarmente nervosa Nuova Delhi, e che resta un nervo scoperto da non sottovalutare. 

7 – Russia-Ucraina guerra nel Donbass 

Il conflitto nella regione del Donbass tra Russia e Ucraina continua, seppur a bassa intensità e lontano dai titoli principali dei media. Il conflitto, iniziato nel 2014 dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia, ad oggi ha causato più di 13.000 morti. A seguito dei trattati di Minsk 1 e 2, ed il vertice di Parigi del 9 dicembre 2019, che ha visto lo scambio di prigionieri e un nuovo contratto di compravendita del gas tra i due paesi, I presidenti Putin e Zelensky manifestano intenzioni positive per la risoluzione del conflitto. Detto ciò, lontano dai riflettori,  gli interessi di Mosca e quelli di Kiev sono ormai molto divergenti. L’obiettivo del Cremlino è di garantire alle regioni ribelli del Donbass un ruolo di autonomia all’interno dello Stato ucraino, attraverso le quali esercitare influenza. Mentre l’obiettivo del governo ucraino è di riuscire a mantenere unita una nazione, tenuta da sempre in scacco da influenze e poteri esterni. 

6 – Iran, Turchia e Medio Oriente

La guerra in Siria non è ancora finita, e l’Iran è uno dei principali attori che ancora oggi determinano le dinamiche di scontro sul campo tra le varie fazioni belligeranti. Paralizzato da una serie di sanzioni internazionali che hanno ridotto drasticamente l’economia domestica, anche a causa del crollo dei prezzi del petrolio, e una crisi sanitaria che ha messo a durissima prova il sistema sanitario nazionale e la sfiducia sempre più crescente della popolazione nei confronti del regime, la Repubblica Islamica Iraniana tornerà a votare a settembre nel secondo turno di elezioni che vedranno i cosiddetti hardliners di linea dura rimpiazzare il gruppo dei moderati in parlamento. In linea con le elezioni americane di Novembre, sarà importante osservare la retorica e il ruolo di Israele. Nel frattempo la Turchia, anch’essa sotto osservazione speciale dopo le sanzioni statunitensi per l’invasione siriana e l’acquisto del sistema di difesa missilistica russa S-400, si trova a fronteggiare una crisi economica interna senza precedenti, e tensioni sempre più crescenti con gli alleati NATO a causa delle proprie interferenze in Libia, in Siria e la sempre più tesa relazione con la vicina Grecia, anche a causa dei flussi migratori verso l’Europa, che la Turchia utilizza come leva di dialogo diplomatico. Situazioni queste che sommate alla crisi petrolifera che mette a dura prova i budgets fiscali dell’Arabia Saudita e alla sua guerra di procura contro l’Iran in Yemen, all’instabilità del governo in Iraq, le crescenti manifestazioni contro la corruzione ed il governo in Libano, e la decisione di Israele di annettere insediamenti nei territori palestinesi, contribuiranno a mantenere alta la pressione in un territorio già’ di suo molto teso.

5 – Brexit

Con gli avvenimenti più recenti della pandemia in corso, un evento di enorme importanza che è recentemente passato in secondo piano, ma del quale bisogna prestare enorme attenzione, è la fase di negoziazione tra il Regno Unito e l’Unione Europea. Il rischio di una cosiddetta hard Brexit rimane sul tavolo se le due parti non dovessero trovare un compromesso per la fine dell’anno, in luce di una scadenza che Londra ha dichiarato di non voler assolutamente estendere. In gioco c’è veramente molto. Il ruolo che la City of London ha nella gestione del mondo finanziario internazionale e come stanza di compensazione delle transazioni finanziarie e commerciali denominate in euro, e la necessità di mantenere un dialogo tra le agenzie di intelligence. Ma viene anche a mancare un contributore netto al budget Europeo. Questo inevitabilmente sta già creando un riequilibrio nella distribuzione dei poteri all’interno dell’Unione, che vedrà intensificare una competizione tra i vari blocchi e conflitti di interesse ormai sempre più visibili, esacerbati dalla crisi pandemica.

4 – Sicurezza informatica

La posta in gioco non è mai stata così alta. L’allineamento senza precedenti di capacità operative e intenti ha portato il 2020 ad essere l’anno in cui assisteremo ad un attacco su vasta scala alle infrastrutture ad alta criticità. Il Covid-19 ha incrementato la posta in gioco. In modalità smart-working molte persone hanno iniziato a lavorare da casa. Molti sono ancora al di fuori del perimetro di protezione informatica della loro azienda, e i criminali informatici sanno come capitalizzare situazioni di vulnerabilità attraverso operazioni di ransomware. L’attività sociale che oggi è relegata a costrizioni fisiche per via di misure cautelative per la salute dei cittadini ne aumenta il rischio di attacco. Inoltre, crescono le operazioni sponsorizzate da entità governative che stanno prendendo di mira attivamente le comunità scientifiche e mediche mentre cercano un trattamento o un vaccino al Covid-19. Il tumulto geopolitico che la pandemia ha suscitato vedrà le operazioni informatiche sommarsi ad una tattica di ingerenza nelle elezioni americane, ma altresí con lo scopo di influenzare e spargere disinformazione per indebolire le istituzioni democratiche.

3 – Attivismo e tensioni sociali

L’attivismo e i disordini civili ora hanno un nuovo driver nella pandemia. Il disagio economico, le spaccature nel settario etnico razziale e altre forme di discriminazione, e la disuguaglianza sanitaria saranno alla base di nuove sfide politiche. Gli attivisti di tutto il mondo citano la crisi di Covid-19 come un impulso per accelerare l’adozione di politiche sociali ed economiche ambientali trasformative, in alcuni casi anche radicali. L’opinione pubblica sarà particolarmente attenta e sensibile al lavoro svolto dai propri governi e dalle aziende, nazionali ed internazionali, verso cui indirizzeranno il proprio sentimento e giudizio. La tensione ad ogni modo è crescente e il senso di malcontento sociale, aggravato da quella che potrà essere una crisi economica perdurante, se non propriamente fronteggiata, rischierà di sfociare in disordini violenti per le strade dei principali centri urbani. Una tempestiva adozione di misure finanziarie dirette all’economia reale, da attuare non oltre l’autunno, permetteranno di mitigare i casi di rivolta più violenti. Ad ogni modo, l’attivismo e l’insofferenza sociale saranno temi che rimarranno con noi a lungo.

2 – Stati Uniti

In una situazione di enorme stress economico internazionale, gli Stati Uniti si trovano a fronteggiare una crisi su più fronti. La pandemia di Covid-19, che si è manifestata in modo eterogeneo sul vasto territorio americano, colpendo alcuni stati più di altri, ha portato a livelli di disoccupazione che ricordano i tempi della Grande Depressione degli anni ‘30. Il recupero dei mercati azionari, anche se fragile e sensibile ai flussi capitali internazionali, non riflette lo stato dell’economia reale. Questi ed altri fattori continueranno ad aumentare sperequazione nelle disuguaglianze sociali che, unite a tensioni di carattere razziale e ideologico, vedranno una campagna elettorale al vetriolo, con il rischio che nessuna delle parti, vinti e vincitori, accetti il risultato delle urne. Ciononostante, un fronte comune a Democratici e Repubblicani sarà la pressione nei confronti della Cina, che sarà strumento demagogico di condanna nella denuncia per l’origine e la mala-gestione della pandemia, nonché per la continuazione di una guerra commerciale tutt’altro che risolta, e per il crescente stato di influenza e assertività che la Repubblica Popolare esercita con forza nei mari del sud-est asiatico. Indipendentemente da chi sarà l’inquilino della Casa Bianca da gennaio 2021, una cosa è certa, il 2020 segnerà un punto di svolta.

1 – Instabilità politica

Indipendentemente dalla loro forma di governo, autocrazie e democrazie degli stati di tutto il mondo si trovano a dover navigare in acque agitate e tempestose. Colpiti su più fronti, sanitario, politico, economico, sociale, I leader di stato sono ora sotto pressione per trovare soluzioni rapide ed efficaci, che inevitabilmente non sono in grado di soddisfare tutti, e che li stanno forzando ad attuare politiche di chiusura e contenimento. La pandemia ha dimostrato come ogni nazione adotti soluzioni che si adattino alla cultura della propria popolazione, e come sia difficile uniformare una decisione capace di adempiere alle necessità della comunità internazionale. Molti governi si muovono per combattere la pandemia da soli con accordi transazionali al posto di una risposta globale collaborativa. L’avanzata del virus e la difficoltà di attuare politiche di salvaguardia economica in molti paesi, rafforzerà i populisti della globalizzazione, consolidando la polarizzazione e la sfiducia nei confronti dei governi, i quali si asterranno dall’affrontare questioni strategiche di lunga data. Questa frammentazione e la complessità che crea persisteranno fino alla fine del 2020 e molto probabilmente oltre.


Global Risk è realizzato in collaborazione con Global Dynamics.

4 risposte su “Global Risk 2020”

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