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Apocalypse Never: Perché l’allarmismo ambientale fa male a tutti noi

Per conto degli ambientalisti, chiedo scusa per il clima di paura.

Apocalypse Now Michael Schellenberg
Immagine: per gentile concessione di Michael Shellenberger.

Michael Shellenberg è un autore americano, scrittore di politiche ambientali, co-fondatore del Breakthrough Institute in Oakland, California, e fondatore di Environmental Progress, un’organizzazione di ricerca e politica che lotta per l’energia pulita e la giustizia energetica. È stato nominato Heroes of the Environment (2008), dalla rivista Time Magazine.

In un articolo che era stato inizialmente pubblicato sulla nota rivista Forbes, ma che è stato successivamente retratto su presunte pressioni di gruppi ambientalisti contrari alla pubblicazione, l’autore confessa apertamente come il clima di paura attraverso il quale media e attivisti sollecitano l’opinione pubblica sui temi ambientali, non rispecchi la realtà dei fatti.

Michael Shellenberger ha combattuto per un pianeta più verde per decenni. Ha contribuito a salvare le ultime sequoie non protette del mondo. Ha co-creato il decreto predecessore del Green New Deal di oggi. E ha condotto uno sforzo di successo in collaborazione con scienziati e attivisti climatici per mantenere in funzione le centrali nucleari, evitando un picco di emissioni.

Nel suo ultimo libro Apocalypse Never: Why Environmental Alarmism Hurts Us All (Apocalypse Never: Perché l’allarmismo ambientale fa male a tutti noi), Shellenberger descrive come il cambiamento climatico è reale ma non è la fine del mondo. Non è nemmeno il nostro problema ambientale più grave.

A seguito trovate un estratto tradotto dall’intero articolo pubblicato sul sito di Environmental Progress.

A nome degli ambientalisti di tutto il mondo, vorrei scusarmi formalmente per la paura ambientale che abbiamo creato negli ultimi 30 anni. Il cambiamento climatico sta accadendo. Ma non è la fine del mondo. Non è nemmeno il nostro problema ambientale più grave.

Potrei sembrare una persona strana a dire tutto questo. Sono stato un attivista del clima per 20 anni e un ambientalista per 30.

Ma poiché sono un esperto di energia al quale è stato chiesto da parte del Congresso Americano di fornire una testimonianza oggettiva insieme ad altri esperti, e invitato dalla Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) a servire come revisore esperto del suo prossimo rapporto di valutazione, sento l’obbligo di scusarmi per quanto noi ecologisti abbiamo ingannato il pubblico.

Ecco alcuni fatti che pochi conoscono:

  • Gli esseri umani non stanno causando una “sesta estinzione di massa”
  • L’Amazzonia non è “i polmoni del mondo”
  • Il cambiamento climatico non sta peggiorando le catastrofi naturali
  • Gli incendi sono diminuiti del 25% in tutto il mondo dal 2003
  • La quantità di terreni che utilizziamo per l’allevamento – il più grande uso di terra da parte dell’umanità – è diminuita di un’area grande quasi quanto l’Alaska
  • L’accumulo di legna da ardere e la costruzione di abitazioni vicino alle foreste, non i cambiamenti climatici, spiegano perché ci sono più e più pericolosi incendi in Australia e California
  • Le emissioni di carbonio sono in calo nella maggior parte delle nazioni ricche e sono diminuite in Gran Bretagna, Germania e Francia dalla metà degli anni ’70
  • I Paesi Bassi sono diventati ricchi non poveri mentre si adattavano alla vita sotto il livello del mare
  • Produciamo il 25% in più di cibo di cui abbiamo bisogno e le eccedenze alimentari continueranno ad aumentare man mano che il mondo diventa più caldo
  • La perdita di habitat e l’uccisione diretta di animali selvatici rappresentano una minaccia maggiore per le specie rispetto ai cambiamenti climatici
  • Il combustibile di legno è molto più inquinante per le persone e la fauna selvatica rispetto ai combustibili fossili
  • Prevenire le pandemie future richiede più e non meno “agricoltura industriale”

So che i fatti di cui sopra suoneranno come “negazionismo climatico” per molte persone. Ma questo dimostra solo il potere dell’allarmismo climatico.

In realtà, i fatti di cui sopra provengono dai migliori studi scientifici disponibili, compresi quelli condotti o accettati dall’IPCC, dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) e altri importanti organismi scientifici.

Ora la domanda è per voi: ritenente che l’insistenza esercitata da attivisti e gruppi di pressione, e intensificata dal messaggio mediatico sia comprovato, o ritenete che questa urgenza stia portando ad un allarmismo ingiustificato?

Lasciate i vostri commenti.


Ulteriore lettura: Why Climate Alarmism Hurts Us All

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