Categorie
Il Belpaese

Perché gli italiani fanno sempre meno figli?

Un trend demografico, quello italiano, che vede un paese sempre più anziano e poco vivace. C’è da preoccuparsi?

Doroteo demografia Italia 2020
Illustrazione by pch.vector/Freepik

Nell’ultima analisi prodotta dall’ISTAT, l’Istituto Nazionale di Statistica, i dati pubblicati a gennaio 2020 rilevano un quadro stabile seppur preoccupante di un trend demografico, quello italiano, che vede un paese sempre più anziano e poco vivace. C’è da preoccuparsi?

Con una popolazione pari a 60 milioni e 317 mila residenti al 1° gennaio 2020, l’Italia rimane stabilmente al 23° posto nella classifica degli stati più popolosi del mondo, nonché la quarta nazione in Europa, preceduta da Francia, Regno Unito, e Germania rispettivamente.

In questo primo episodio di una miniserie dedicata alla demografia italiana, cercheremo di analizzare quali siano i trend di natalità che stanno caratterizzando il cambiamento dinamico del nostro paese.

Secondo i dati del rapporto ISTAT, rimane stabile il numero medio di figli per ogni donna, seppure sia questo un trend in declino che persiste da qualche decennio. Nonostante l’ennesimo record negativo di nascite, la fecondità rimane costante al livello espresso nel 2018, ossia 1,29 figli per donna. 

I dati evidenziano come i tassi di fecondità per età della madre mostrino un sostanziale declino nelle età giovanili (fino a circa 30 anni) e un progressivo rialzo in quelle più anziane (dopo i 30). L’età media al parto ha toccato i 32 anni, anche perché nel frattempo la fecondità espressa dalle donne 35-39enni ha superato quella delle 25-29enni. In aggiunta, fanno più figli le donne ultraquarantenni di quanti ne facciano le giovani sotto i 20 anni di età.

È da osservare inoltre come sia rilevante il contributo alla natalità delle donne immigrate nel nostro paese. I dati indicano che circa un quinto delle nascite occorse nel 2019 è da parte di madri straniere, che tradizionalmente manifestano una maggiore propensione alla nascita di piu’ figli all’interno del proprio nucleo familiare, e lo fanno generalmente ad età più giovane delle donne italiane. 

Nel 2019, come ormai da qualche anno, la fecondità più elevata si manifesta nel Nord del Paese, ben davanti a quella del Mezzogiorno e del Centro. La zona dove la propensione ad avere figli continua a risultare più alta è nel triangolo Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, dove la correlazione tra le intenzioni riproduttive e le potenzialità garantite da un maggior sviluppo economico e sociale di tali regioni rimane più alta che nel resto del paese. 

Il calo del tasso di fertilità è parte del percorso di sviluppo delle economie nazionali. La salute pubblica migliora, la mortalità infantile diminuisce e le donne si ritrovano a crescere famiglie più numerose, parte di un processo antropologico naturale.

Nelle società moderne ed avanzate come quelle occidentali il dibattito oggi ricade su quali siano i benefici e gli svantaggi legati al declino o ad un boom demografico. 

A favore, c’è chi afferma che il declino dei tassi di fertilità sia un fatto vantaggioso, e che i paesi non dovrebbero preoccuparsi se la loro popolazione non è in crescita. Per i sostenitori di questa tesi, avere meno figli è senza dubbio positivo dal punto di vista ambientale nella lotta ai cambiamenti climatici, nella limitazione dei consumi e nella lotta alle disuguaglianze.

Inoltre, la creazione di una forza lavoro altamente istruita supererà di molto l’aumento della popolazione perché l’automazione, l’intelligenza artificiale e la robotica faranno sí che il lavoro si allontani dalla produzione industriale, e pertanto uno sforzo deve essere indirizzato verso l’educazione dei giovani, e non incentivando la procreazione.

Seppur concordando parzialmente, a mettere in guardia contro il determinismo di questa tesi sono invece coloro che vedono nel calo demografico non solo una ragione economica, bensí culturale e, in alcuni casi religiosa.

Secondo questo gruppo di sostenitori, ogni paese mette in atto politiche demografiche differenti che si adattano alla propria cultura, e pertanto l’italia deve garantire un equilibrio tra il proprio percorso storico-culturale, e il ruolo che la famiglia tradizionale deve mantenere nel contesto di progresso sociale.

In conclusione, dati del rapporto confermano come l’Italia stia consolidando da tempo una crisi demografica delle natalità che rispecchia le difficoltà economiche che il paese sta attraversando. Ciononostante, i trend non garantiscono una visione deterministica del futuro.

Nel prossimo episodio analizzeremo i dati relativi agli effetti che immigrazione ed emigrazione hanno sulla demografia del nostro paese.

Ora la domanda è per voi: ritenete che l’Italia debba adottare politiche di incentivazione della natalità per stimolare famiglie più numerose, oppure investire nell’educazione dei giovani in un mondo in continuo cambiamento?

Lasciate i vostri commenti.


Elaborazione dati ISTAT, gennaio 2020

E tu cosa ne pensi?