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Il Belpaese

Paragone Italexit, ma uscire da cosa?

Il nuovo partito solleva serie preoccupazioni sul fatto che il paese rimarrà permanentemente nell’area dell’euro.

Il Doroteo Gianluigi Paragone Italexit

L’Italia è da sempre terra contesa e desiderata da moltissime di quelle forze, endogene ed esogene che la rendono leccornia assai appetibile per i palati più sopraffini. Oggi più che mai il Paese continua ad essere il tassello più importante per la stabilità, se non addirittura la sopravvivenza del progetto Europeo.

Il Doroteo non prende nessuna posizione ideologica in merito alla decisione di rimanere a bordo o abbandonare la nave europea calando in mare il vascello, ma cerchiamo di investigare i pro e i contro di cosa, una scelta quale quella di uscire dall’Unione potrebbe comportare. Il tutto cercando di mettere le informazioni in contesto.

Cosa è successo?

La notizia del senatore Gianluigi Paragone di fondare un proprio partito che ha, proprio nel nome e slogan, il significato più profondo di uscire dall’Unione Europea, necessita di una riflessione seria e ponderata.

Anticipato in un blog post dal fondatore sul proprio sito leggiamo – “Nel giorno del lancio del suo nuovo partito per l’Italexit, il senatore Gianluigi Paragone può sorridere. Da una primissima rilevazione effettuata dall’Istituto Piepoli, “No Europa, per L’italia” (questo il nome del nuovo soggetto politico) è già al 5%. E c’è di più: il partito prende voti e consenso in egual misura dal centrodestra e dal centrosinistra.”

Il post continua sostenendo che – Il giornalista ed ex senatore 5 Stelle Paragone scende dunque in campo con un partito che si propone l’uscita dell’Italia dall’Unione Europea come pilastro del suo programma. Forte dell’appoggio ricevuto due giorni fa a Londra dal leader Brexit Nigel Farage, Paragone ora punta a conquistare una larga fetta di elettorato italiano. “Dobbiamo dire stop all’inganno delle istituzioni europee. Il cittadino europeo non esiste, l’Europa è solo una somma di personalismi dei vari Stati”, dice Paragone.

Quali i risultati del sondaggio? L’indagine dell’Istituto Piepoli è stata realizzata il 6 luglio 2020 attraverso 503 interviste CATI/CAWI ad un campione rappresentativo della popolazione italiana maschi e femmine dai 18 anni in su, segmentato per sesso, età, Grandi Ripartizioni Geografiche e Ampiezza Centri proporzionalmente all’universo della popolazione italiana.

Come asserisce il sito del senatore – “Ebbene, i numeri parlano chiaro: un 5% di partenza è un ottimo segnale per Paragone.” – E su questo è difficile dargli torto. I numeri, se confermati con sondaggi futuri, sarebbero superiori a posizioni di tutto rispetto che già fanno di partiti come Azione di Calenda e Italia Viva di Renzi, una costellazione di partiti minori, ma che sommati rappresentano una fetta importante di un elettorato sempre più confuso.

Vedremo ad ogni modo di analizzare il sentimento sempre più frammentato dell’elettorato in un altra analisi. Per ora ci soffermiamo sul tema centrale di questa riflessione al centro del manifesto politico di questo nuovo partito.

Italexit, ma da cosa vogliamo uscire?

Vista la partnership che lo stesso Paragone sta cercando di creare con colui che è stato definito il padre esecutore della Brexit britannica, Nigel Farage, e l’obiettivo di successo che lo stesso ha raggiunto, nel referendum del 2016 prima e con la conseguente richiesta di attivazione dell’articolo 50 del trattato sull’Unione Europea che prevede un meccanismo di recesso volontario e unilaterale di un paese dall’Unione, si potrebbe pensare che anche per l’Italia un “exit” sia possibile.

C’è da sottolineare ad ogni modo che il Regno Unito non fu tra i padri fondatori del progetto europeo (aderí all’UE nel 1973) , e non partecipò alla creazione della moneta unica dell’Euro, mantenendo la propria valuta nazionale, la Sterlina Inglese, e una banca centrale capace di totale autonomia nella gestione delle politiche monetarie del paese.

Leggi anche: Italexit e lo spettro dei mercati

Ma uscire da cosa? Facciamo chiarezza. Inoltre, dobbiamo chiarire la distinzione tra un’uscita dalla zona euro e la decisione di abbandonare l’intero progetto europeo con l’uscita dall’Unione Europea (vedi il caso Brexit).

Nel primo caso stiamo parlando dell’abbandono della moneta unica che gli Stati dell’Eurozona mantengono in comune: l’euro. Questo risulterebbe nel recedere i patti e trattati pertinenti la gestione delle politiche monetarie e finanziarie in comune, governati dalla Banca Centrale Europea (BCE) e dall’Eurogruppo, il corpo decisionale composto dai ministri delle finanze dei paesi dell’area euro.

Nel secondo caso, un’uscita dall’Unione Europea comporterebbe l’abbandono dei trattati che governano la gestione del progetto politico, che sardonicamente fu firmato per la prima volta a Roma nel 1957, istituendo la Comunità Economica Europea (CEE), predecessore dell’UE. Questi comprendono il Parlamento Europeo, i membri della Commissione Europea, nonché la posizione dell’Italia all’interno del Consiglio Europeo composto dai capi di Stato o di governo di tutti i paesi dell’UE.

In ultimo, il mercato unico, un’unione doganale con politiche comuni sulla regolamentazione dei prodotti e dei servizi di impresa, che rappresenta il quarto stadio dell’integrazione europea. Il Regno Unito ad esempio si trova ora a dover negoziare un accordo bilaterale con l’UE per mantenere l’eventuale accesso al singolo mercato, per evitare dazi doganali.

Esisterebbero poi una miriade di associazioni e partecipazioni a programmi, progetti, agenzie e organizzazioni europee nell’ambito dell’economia, degli investimenti (vedi la Banca Europea di Investimenti), sicurezza (Interpol, e programmi di intelligence), salute (Agenzia Europea delle Medicine, che il caso vuole si dovesse trasferire a Milano dopo il Brexit, ma si trova ora ad Amsterdam), spazio (Agenzia Spaziale Europea) e molti altri.

Ma quindi usciamo o restiamo?

L’ascesa di forti partiti euroscettici in Italia negli ultimi anni ha sollevato serie preoccupazioni sul fatto che il paese rimarrà permanentemente nell’area dell’euro. Sebbene la retorica anti-euro sia ora più attenuata, la paura di un “Italexit” permane ancora nell’economia.

Sempre sul blog di Paragone – “Non c’è nessun partito in Italia che dice esplicitamente di voler uscire dall’Ue e dall’unione monetaria. Penso a costruire una comunità di gente che ha sempre pensato queste cose, ma che non si sente rappresentata.”

Pertanto, il messaggio del senatore è molto chiaro: abbandonare sia la moneta, e nel contempo uscire dal progetto politico dei 27 stati membri.

Inoltre, la crisi pandemica in corso ha esacerbato la percezione che gli italiani hanno dell’Unione Europea. In Italia, il paese colpito per primo dal virus, il 63% ha dichiarato che l’Unione Europea ha fallito i suoi cittadini. Alla domanda “chi fosse stato l’alleato più vicino durante i giorni più bui della crisi”, solo il 4% degli italiani hanno citato l’Unione Europea, mentre il 25% ha dichiarato la Cina.

Vedi: Il sentimento europeo durante la pandemia

Questo chiaramente gioca molto a favore del senatore, il quale continua dicendo – “Il consenso crescerà di pari passo con le balle che l’Europa ci racconterà. Ho incontrato a Londra Nigel Farage, leader del Brexit Party, che ha trionfato nel referendum britannico portando il Regno Unito fuori dalla gabbia dell’Unione Europea. Un vero patriota britannico, l’unico che ha mandato a quel paese i tecnocrati di Bruxelles”, aggiunge Paragone, che sa bene in che direzione andare.

Quindi, si può fare o no? La risposta secca è… chiaro che si può fare, visto che avendolo fatto il Regno Unito, ha stabilito un precedente storico, ma la vera domanda da porsi è, quali sono le conseguenze?

Nel prossimo articolo vedremo di indagare i vari risvolti legati ad una possibile uscita dell’Italia dal progetto europeo, cercando di dare i giusti pesi alle variabili in gioco.

Nel frattempo la domanda è per voi: ritenete che l’Italia abbia le capacita’ di gestire una uscita controllata dal progetto europeo? O ritenete addirittura che la la stessa Unione Europea possa svanire?

Lasciate i vostri commenti.

2 risposte su “Paragone Italexit, ma uscire da cosa?”

[…] Nell’articolo precedente abbiamo cercato di capire quali siano i parametri secondo i quali la proposta di uscita dell’Italia, sia dalla moneta unica, sia dall’Unione Europea, presentata dal nuovo partito fondato dal senatore Gianluigi Paragone, “No Europa, per L’italia”, possa portare a quello che viene definito Italexit. […]

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