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Chi sostituirà la Cina, leader di manifattura?

Chi sarà in grado di sostituire la Cina nel suo ruolo leader della manifattura globale, e a quale prezzo?

Chi sostituisce la manifattura cinese

In una situazione globale dove gran parte dell’economia mondiale è in subbuglio, ci si chiede cosa potrebbe accadere alle “catene di approvvigionamento”, le vaste reti di produzione e spedizione che aiutano a creare e consegnare tutti quei prodotti che sono ormai diventati parte integrante del nostro stile di vita quotidiano. E la Cina che ruolo ha in tutto questo?

Il futuro delle catene di approvvigionamento globali è una domanda particolarmente importante per la Cina, la centrale produttiva mondiale. Alcuni paesi e aziende ora si preoccupano di fare troppo affidamento su un singolo fornitore per beni di consumo e medicinali, per non parlare di un governo che talvolta applica le regole del commercio e degli investimenti in modi apparentemente arbitrari. La guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina – e le vulnerabilità che rivela ai produttori – certamente non aiutano.

Pertanto, poiché le società straniere si preoccupano se la continuazione di investimenti in Cina siano una buona idea, molti paesi si stanno offrendo come alternative interessanti. 

India

L’India ha cercato a lungo di potenziare il settore manifatturiero del suo paese, seppure in ritardo. Ora Nuova Delhi sta raddoppiando i suoi sforzi per attirare manifattura che sta abbandonando la Cina, facilitando l’accesso degli investitori stranieri e persino in alcuni casi allentando le normative sul lavoro.

La popolazione di giovani lavoratori e consumatori indiani è in rapida crescita e rappresenta un’alternativa potenzialmente interessante all’invecchiamento della Cina. Ma l’India ha un problema. La sua costante passione per le alte tariffe come soluzione per proteggere l’industria locale e la sua decisione di rinunciare a un importante patto commerciale asiatico guidato dalla Cina, la rendono meno attraente nei confronti di altri paesi asiatici.

Dopotutto, le aziende potrebbero voler lasciare la Cina, ma vogliono comunque mantenere accordi commerciali preferenziali con il resto del vasto mercato di consumo asiatico.

Vietnam

Poiché il costo del lavoro in Cina è aumentato negli ultimi dieci anni, alcuni settori manifatturieri si sono già trasferiti nel sud-est asiatico. Il Vietnam, che ha semplificato le regole del commercio e degli investimenti e concluso un accordo di libero scambio con l’Unione Europea, è uno dei maggiori vincitori. Negli ultimi anni, da solo ha assorbito quasi la metà di tutta la produzione americana che ha lasciato la Cina.

Ora, avendo gestito discretamente gli aspetti sia di salute pubblica che economici della pandemia di coronavirus, il paese sta cercando di beneficiare di un ulteriore esodo dalla Cina.

Ma come hanno sottolineato alcuni esperti, la popolazione relativamente piccola (e invecchiata) del paese, così come la sua dipendenza dalle importazioni cinesi, può limitare il suo fascino a lungo termine.

Stati Uniti

L’amministrazione americana ha approfittato della ricaduta economica dovuta alla pandemia  per intensificare le sue richieste alle compagnie americane di rimpatriare la produzione negli Stati Uniti dalla Cina.

I dati confermano che il movimento della produzione dall’Asia agli Stati Uniti, ha riscontrato il picco di ritrasferimenti registrato nel 2019. Ma riportare la produzione a casa è una cosa, decidere di produrre con mani umane è tuttaltro.

Molte aziende stanno già da tempo automatizzando i processi di lavoro per avvicinare la produzione ai loro mercati domestici e allo stesso tempo per contenere i costi. Ciò riduce la vulnerabilità della produzione alle pandemie e alle guerre tariffarie, ma non fa molto per i lavori.

Cina

La Cina è troppo grande per fallire? La Cina ha ancora enormi vantaggi. Innanzitutto, la capacità di riorganizzare le catene di approvvigionamento non avviene in tempi rapidi. Ci vuole tempo per riorientare miliardi di dollari in investimenti e infrastrutture.

In secondo luogo, e soprattutto, la Cina ha un miliardo di consumatori. Una volta le compagnie straniere volevano essere in Cina principalmente perché era un posto economico per produrre beni da esportare. Ma poiché la stessa popolazione cinese è diventata ora assai più benestante, il paese è oggigiorno un mercato di consumo leader per le imprese europee e statunitensi dove voler esportare i propri beni e servizi. E questo rende le decisioni di lasciare il paese ancora più difficili.


Ora la domanda è per voi: quale pensate sia il ruolo che la Cina giocherà, passando dall’essere la manifattura a basso costo del mondo, ad un vasto mercato di nuovi consumatori? E come dovrebbe giocare l’Italia un ruolo decisivo nelle relazioni con Pechino?

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Immagine di Daniele Levis Pelusi via Unsplash.com

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