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Italexit e lo spettro dei mercati

Perché ci preoccupiamo dei mercati? Il tema del debito pubblico italiano viene costantemente indicato come un ostacolo insormontabile, ma è veramente così?

Il Doroteo - Italexit, lo spettro dei mercati, il debito pubblico

Nell’articolo precedente abbiamo cercato di capire quali siano i parametri secondo i quali la proposta di uscita dell’Italia, sia dalla moneta unica, sia dall’Unione Europea, presentata dal nuovo partito fondato dal senatore Gianluigi Paragone, “No Europa, per L’italia”, possa portare a quello che viene definito Italexit.

Il Doroteo non prende nessuna posizione ideologica in merito alla decisione di rimanere o abbandonare la nave europea. Ad ogni modo riteniamo che il trend di euroscetticismo, già presente prima della crisi pandemica da Coronavirus, e che a causa della crisi economica all’orizzonte rischia di esacerbare il sentimento europeo, necessita di una particolare attenzione.

Leggi: Il sentimento europeo durante la pandemia

In questa serie di analisi sul tema Italexit cerchiamo di investigare i pro e i contro di cosa, una scelta quale quella di uscire dall’Unione potrebbe comportare. Il tutto cercando di mettere le informazioni in contesto.

Perché ci preoccupiamo dei mercati?

A enfatizzare la tesi di coloro che ritengono che un’uscita dell’Italia sarebbe disastrosa, persiste la temuta reazione dei mercati finanziari, particolarmente quelli obbligazionari del debito pubblico. Come scrive dettagliatamente Carlo Bastasin in un articolo recente:

Sebbene la retorica anti-euro sia ora più attenuata, la paura di un “Italexit” permane ancora nell’economia. Il debito pubblico notoriamente elevato dell’Italia è generalmente considerato sostenibile e non a rischio di insolvenza; tuttavia, gli investitori vedono che incognite politiche continuano a pesare sulla stabilità finanziaria del paese. Rispecchiando l’incertezza, i titoli di stato italiani a lungo termine presentano tassi di interesse che, sebbene storicamente bassi, sono quattro volte più alti del loro equivalente spagnolo o portoghese.

Carlo Bastasin – Senior Fellow in Politica estera del Centro Studi per gli Stati Uniti e l’Europa al Brookings Institute

È chiaro che il tema del debito pubblico italiano viene costantemente indicato come l’ostacolo insormontabile a qualunque progetto di indipendenza ed emancipazione da quella che lo stesso senatore Paragone da anni definisce “la gabbia” europea. E certamente il debito è parte importante del problema.

L’Italia è da tempo ostaggio di una narrazione, quella del debito pubblico che la vede incatenata e senza vie di fuga. E non sottovalutando il peso di tale fardello, è però necessario contestualizzarlo in un quadro più ampio di carattere macroeconomico.

E per non fare i conti senza l’oste, ancora non conosciamo appieno le ramificazioni e le conseguenze di ulteriore esposizione a nuovi programmi di indebitamento che lo Stato italiano prevede di avallare attraverso i programmi europei per la ricostruzione dell’economia post crisi pandemica, quali Recovery Fund e MES, o ulteriori programmi futuri quali Obbligazioni Perpetue (Bond Irredimibili) proposti da tempo e in fase di studio e valutazione.

Ma la domanda che lo staff del Doroteo si chiede da tempo è: “Ma tutto questo debito, verrà mai ripagato in futuro?”.

Su questo tema dedicheremo una serie di analisi separate. Nel frattempo cerchiamo di capire quali sarebbero le conseguenze legate ad una prima possibilità di uscita, quella dalla moneta unica. Nel prossimo articolo ci addentreremo nel “Piano Z” di uscita dall’euro.

Nel frattempo la domanda è per voi: ritenete che l’Italia abbia le capacità di gestire il rapporto con i mercati nonostante il proprio debito? E uscire dalla moneta unica porterebbe maggiore autonomia e miglior gestione della propria economia?

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Illustrazione: Bankruptcy di Freepik

2 risposte su “Italexit e lo spettro dei mercati”

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