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La stabilità del Sahel è importante per l’Italia

Da sempre un’area difficile e instabile, oggi ancor più importante per l’interesse nazionale italiano.

Il Doroteo - Il Sahel importante per l'Italia

Il Sahel è una fascia di territorio dell’Africa sub-sahariana, estesa tra il deserto del Sahara a nord e la savana del Sudan a sud, e tra l’oceano Atlantico a ovest e il Mar Rosso a est. Il termine Sahel deriva dall’arabo Sahil, che significa “bordo del deserto”, e nel corso della storia è stata la terra in cui si sono sviluppati alcuni dei più avanzati e potenti regni del continente africano, indicati spesso come Regni saheliani.

Un territorio ostile essendo un’area ad alto tasso di desertificazione, dove gravi siccità sono ricorrenti. Tra le ultime registrate, nel 1972 il Sahel fu colpito da uno dei gravi e ricorrenti eventi di carestie e siccità, che fece registrare numerose morti per fame. Ad esacerbare una già difficile sopravvivenza, si aggiunge un costante aumento della violenza, che negli ultimi otto anni ha imposto paura e difficoltà a milioni di persone che vivono in questi territori. Una situazione questa che ha spinto i governi dei paesi del Sahel a collaborare per combattere il terrorismo.

I guai della regione hanno anche catturato l’attenzione dei leader europei, i quali temono che se l’instabilità continuerà, potrebbe generare un movimento di migranti che potrebbe benissimo far impallidire la crisi dei rifugiati dell’Unione Europea del 2015-2016.

Per molti anni, combattenti del paese saheliano del Mali hanno lavorato per i servizi di sicurezza di Muammar Gheddafi in Libia e il crollo del regime alla fine del 2011 ha rimandato in Mali un gran numero di uomini pesantemente armati. Una volta tornati sul territorio, hanno usato le loro armi e l’addestramento acquisito per conquistare le aree nel nord del paese. In poco tempo, la violenza si è diffusa al sud, rovesciando il governo del Mali. Il caos ha prevalso mentre i gruppi islamici, i terroristi, i separatisti, le milizie etniche e le bande criminali hanno gareggiato per il territorio.

A seguito di questi scenari , essendone peraltro in parte causa, è entrata in campo la Francia, l’ex potenza coloniale della regione. L’esercito francese è riuscito in poco tempo a ripristinare il governo del Mali e parte della sua stabilità nel 2013, ma la violenza nel nord del paese è continuata. L’area di turbolenza a questo punto ha iniziato ad espandersi oltre il Mali nel vicino Burkina Faso, Niger e Ciad. Nel 2014, i governi di questi quattro paesi più la Mauritania hanno costituito l’organizzazione G5 Sahel per gestire la minaccia comune alla loro stabilità.

Nel 2017, dopo aver sentito le onde d’urto del crollo della Siria, i leader europei si sono mossi con urgenza per evitare il collasso degli stati nel Sahel. Una forza congiunta del G5 Sahel, con il sostegno delle Nazioni Unite, dell’Unione africana e della Francia, ha iniziato operazioni militari contro i gruppi armati che operano nella regione. Negli ultimi due anni, quasi tutti i paesi europei hanno fornito truppe, addestrato soldati e polizia locali, inviato forze di pace e miliardi di euro per lo sviluppo dei paesi del G5 Sahel.

Sfortunatamente, la violenza è solo peggiorata e rimane la questione del perché gli sforzi congiunti dei paesi del Sahel e dei leader europei non siano efficaci. In primo luogo, i critici avvertono che le forze governative del Sahel spesso non sono in grado o non vogliono distinguere tra i diversi gruppi armati e le loro motivazioni ideologiche, e che molti civili stanno muoiono perché intrappolati tra i vari contendenti.

In secondo luogo, l’impegno europeo è poco convinto. I leader europei, temendo le ricadute politiche e le ripercussioni morali ed etiche derivanti dalle possibili vittime civili e militari, non stanno impegnando forze ostili in modo abbastanza aggressivo da invertire la tendenza.

Inoltre, alcuni abitanti del posto sono risentiti per la presenza stessa degli europei, in particolare delle truppe francesi all’interno dei loro paesi perché credono, non senza ragione, che si preoccupino molto di più di tenere lontano e sotto controllo i possibili flussi di rifugiati verso il Mediterraneo, e non di aiutare gli africani. Altri si chiedono se gli europei siano lì principalmente per rubare le loro risorse naturali, uno spettro dell’epoca coloniale.

Il doroteo - Mappa del Sahel Africano
Mappa del Sahel africano.

E l’Italia che ruolo ha in tutto questo?

L’Italia in tutto questo ha molti interessi da difendere, e un ruolo molto importante da giocare, anche se in questo momento marginale. La posizione del Governo italiano in Libia rimane vacillante, anche a causa di ingerenze esterne rilevanti di paesi come Turchia e Russia, e la distonia esistente nella presa di posizione tra i vari membri dell’UE (vedi il sostegno della Francia per il governo di Tobruch). La stabilità della Libia rimane un tassello molto importante per la difesa dei confini europei, e quindi italiani.

Nel Sahel l’Italia deve, anche qui, fare i conti con il ruolo egemone della Francia e il suo ruolo di patron politico e militare. Non solo esistono interessi prevalenti di natura economica, e la presenza dell’ENI per il fabbisogno energetico del paese, ma di enorme importanza di carattere strategico e di sicurezza nazionale. Le rotte migratorie verso il Mediterraneo passano proprio per i paesi del Sahel, che fungono da imbuto e canale direzionale proprio verso le coste libiche, e quindi l’Italia.

La sfida più grande per il Sahel va ben oltre i terroristi e le milizie. La corruzione e l’incompetenza che affliggono i governi nazionali e locali. Le infrastrutture fatiscenti ostacolano le opportunità economiche. E gli impatti del cambiamento climatico sull’agricoltura e la crisi pandemica da COVID-19 sulla salute pubblica stanno peggiorando le cose. La stabilità di quest’area, di grande importanza per l’Italia dipende non solo dall’assenza di violenza, ma dalla presenza di un buon governo e di opportunità economiche. Senza di loro, né i cittadini del Sahel né i leader europei invertiranno questo pericoloso slancio verso possibili turbolenze future.

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Immagine di Nicola Fioravanti via Unsplash.com
Immagine Mappa del Sahel via Wikipedia CC BY 4.0

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